Ci
sono uomini di Stato che con le parole e con l’esempio ispirano passioni civili
e lasciano un patrimonio di saggezza che resiste al passare del tempo. Formano
gli animi, sono maestri ed educatori. Carlo Azeglio Ciampi è stato uno di
questi.
La Costituzione è nostra non dei mercati
Ringraziamo
sinceramente per la gentile e disinteressata premura, cari mercanti
internazionali, ma dei vostri ammonimenti non ce importa un fico secco. Siete
pregati di farvi gli affari vostri anziché ficcare il naso in una questione che
non vi compete, quale la Costituzione di uno Stato sovrano, e di cui non capite
una mazza. Siete abituati a trattare con investitori, azionisti, dipendenti e
fare i conti con i profitti e coi vostri interessi. Vi sfugge il particolare che
esistono anche dei cittadini di libere repubbliche che pensano in termini di
bene comune, che non intendono prendere ordini da chicchessia e vogliono decidere
con la loro testa sotto quale Costituzione vivere.
Le ragioni del "Sì" e il fumo negli occhi
Ho
cambiato idea: al referendum sulla riforma costituzionale voterò sì. Mi rendo
conto di deludere gli amici del Fatto che hanno fino ad oggi ospitato i
miei articoli in favore del no, ma non posso fare altro. A costringermi a
modificare le mie posizioni è stato l’ispirato discorso di Matteo Renzi al
Festival dell’Unità di Bosco Albergati (Modena), in particolare la sua
affermazione che se passa il sì “i 500 milioni risparmiati sui costi della
politica pensate che bello metterli sul fondo della povertà e darli ai nostri
che non ce la fanno”.
Cara sinistra PD, il NO è l'ultima spiaggia
Non ho dati certi, ma sono convinto che quella del PD sia l’unica minoranza di partito al mondo che fa di tutto per non diventare maggioranza. Esprimono piccole riserve sull’operato del Capo, ma si guardano bene dall’affrontarlo a viso aperto. Non sono né amici fedeli, né nemici aperti e in tal modo perdono sempre più potere all’interno del partito e reputazione all’esterno.
Boschi, l'indecenza intellettuale
Con la
sua ultima dichiarazione – “Abbiamo bisogno di un’Europa più forte e in grado
di rispondere insieme, unita, al terrorismo internazionale, e all’instabilità.
E per riuscirci abbiamo bisogno anche di un’Italia più forte verso l’Europa,
più credibile: quindi di una Costituzione che ci consenta maggiore stabilità” –,
la ministra Maria Elena Boschi ha passato il segno della decenza intellettuale.
Intellettuale, sottolineo, perché un’affermazione siffatta prende a calci la
logica e la storia.
Rafforzare la Carta è l'unica riforma
Neppure
l’amico Gianfranco Pasquino, nonostante la sua proposta (pubblicata su questo giornale)
sia molto seria, riesce a persuadermi dell’opportunità di apportare modifiche
sostanziali alla Carta costituzionale. Se però una revisione si deve proprio
fare per contrastare efficacemente la riforma Renzi-Boschi-Verdini, allora
pensiamo a modifiche coerenti con i principi del buon governo repubblicano che
rendano il più possibile difficile che chiunque possa controllare le
istituzioni dello Stato e diventare così padrone di fatto della Repubblica.
Se vince il "sì" avremo un padrone
Per decisione di Renzi, il referendum di ottobre sarà di fatto un plebiscito sulla sua leadership. E se vincerà, Renzi potrà vantare di avere il consenso diretto (senza la mediazione del PD) ed esplicito del popolo da lui chiamato a pronunciarsi. L’Italia diventerà così una democrazia plebiscitaria. La posta in gioco non è trasformare il Senato in un’accozzaglia di nominati e modificare il rapporto Stato-regioni, ma cambiare la Repubblica democratica in una democrazia plebiscitaria con Renzi padrone assoluto. Ecco il motivo di tanto accanimento da parte di Renzi e dei suoi.
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