Per governare l'Italia devi spegnere la fiamma

Ha ragione Antonio Padellaro a sostenere (Il Fatto24 luglio) che la premier in doppio pectore Giorgia Meloni “dovrà anche regolare i conti, e in modo definitivo, con tutta la galassia fascistissima che, da Forza Nuova a Casa Pound, non vede l’ora di sedersi al tavolo dei vincitori”. Fino a quando non romperà senza ambiguità con il fascismo e con i neofascisti, l’onorevole Meloni non ha la legittimità morale per governare la nostra Repubblica.

B. e Draghi: non Presidenti ma "padroni" dello Stato

Se Berlusconi andrà al Quirinale, l’Italia avrà non un presidente, ma un padrone della Repubblica. Come ho sostenuto nella Libertà dei servi (2010), Berlusconi possiede una ricchezza sterminata, reti televisive, radio, quotidiani, riviste, case editrici e un partito politico. Rispetto al 2010 il suo potere personale è intatto, con la sola differenza che il suo partito è diventato più piccolo. Ha ancora un potere enorme che gli permetterebbe di controllare le istituzioni della Repubblica e diventarne, di fatto, padrone. Per questa ragione non avrebbe mai dovuto diventare presidente del Consiglio. A maggior ragione non può diventare presidente della Repubblica.

Un presidente patriota è per forza antifascista

Giorgia Meloni ha auspicato che il prossimo Presidente della Repubblica sia un patriota. Mi permetto di invitare l’Onorevole a riflettere su poche semplici considerazioni. 1. Essere patrioti vuol dire amare la patria. Spiegare cosa si dovrebbe intendere per amore e per patria richiede un approfondimento che le poche righe di un articolo non consentono. Mi limito a osservare che l’amore di patria, nel suo più nobile significato, è, in primo luogo, l’amore della libertà di un popolo.

L'altra Italia: vinta ma non vittima


 In Un’altra Italia, Fano, Aras Edizioni, 2021, Pietro Polito – direttore del Centro Studi Piero Gobetti, collaboratore di Norberto Bobbio dal 1992 al 2003 – ha raccolto preziose riflessioni sull’eredità morale e politica degli intellettuali italiani del Novecento – Piero Gobetti, Ernesto Rossi, Alessandro Galante Garrone, Leone Ginzburg, Silvio Trentin, Guido Dorso, Pier Paolo Pasolini, Ada Gobetti, Aldo Capitini, Franco Antonicelli, Bianca Guidetti Serra, Norberto Bobbio e altri ancora – che con i loro scritti e il loro impegno civile hanno testimoniato che c’è stata un’ “altra Italia”.

Le basi del diritto. Fidarsi dell'altro.

Quando ero ragazzo ascoltavo stupito e ammirato i miei zii commercianti narrare che ai loro tempi i contratti si chiudevano con una stretta di mano. Oggi solo uno sprovveduto venderebbe o comprerebbe alcunché senza adeguate garanzie legali. Abbiamo sempre meno fiducia negli altri. Gli studi sociologici confermano da anni queste convinzioni di senso comune.

Il ritorno dei profeti e l’Italia nelle mani della social-banalità

 

“Spariranno profeti e profezie, / Se mai ne furono”, scrisse Eugenio Montale pochi giorni dopo l’orribile attentato fascista alla Banca dell’Agricoltura di Milano del 12 dicembre 1969. Con la sensibilità dei grandi poeti, aveva capito che il tempo dei profeti era finito. Ma nella storia d’Italia ci sono stati profeti che hanno ispirato a impegnarsi per l’emancipazione sociale e politica, hanno esortato uomini e donne a non affidarsi al destino o al fato, ad assumersi la responsabilità della scelta morale; hanno criticato i contemporanei per i loro vizi e li hanno incoraggiati a liberarsi dalla servitù; hanno sofferto per le ingiustizie del loro tempo e dato un significato alla sofferenza con l’annuncio del riscatto; hanno scritto o parlato con pathos per stimolare l’immaginazione e rafforzare le passioni che sostengono la redenzione; hanno interpretato e narrato le sconfitte del loro popolo con parole idonee a combattere la tentazione di arrendersi; hanno saputo infondere negli animi la determinazione a sopportare i sacrifici che la lotta per la libertà esige.

Libertà non significa assenza di regole, specie in pandemia

 

Il 25 Aprile siamo stati sopraffatti dalla barbarie di una movida senza limiti e regole nemmeno di buon senso, partecipata da chi, con tutta evidenza, del valore e del significato della Liberazione non sa proprio nulla. Abbiamo visto molte piazze italiane stracolme di persone incuranti del fatto che siamo nel bel mezzo di una pandemia. In particolare abbiamo assistito a ciò che è avvenuto a Firenze, in piazza Santo Spirito, dove di fatto era impedito il passaggio ai residenti. Tutto questo in nome delle libertà delle persone. Ma cosa è la libertà? Si può limitare in nome di un valore più grande? Se sì, fino a dove? Ha ancora senso parlare di autolimitazione in nome del principio più alto del bene comune? La salute del prossimo e soprattutto dei più deboli e fragili è oggi percepita come bene comune e come interesse generale?