El patriotismo como cura del nacionalismo (intervista El Mundo)


Mientras que los enemigos del patriotismo son la tiranía y la corrupción, el nacionalismo combate la heterogeneidad y el pluralismo; mientras la patria es una institución moral y política, la nación se reivindica como hecho natural. Ésas son las ideas centrales de Por amor a la patria, obra clave del historiador político italiano Maurizio Viroli (Forli, 1952) que acaba de reeditar Deusto. Viroli, profesor emérito de Teoría Política en la Universidad de Princeton y la Universidad de Texas, invita a distinguir en este libro ya clásico entre patriotismo y nacionalismo: el primero, dice, invoca el amor hacia las instituciones políticas que sostienen la libertad común; el segundo, por el contrario, refuerza la homogeneidad lingüística, étnica y cultural. Por amor a la patria llega a las librerías españolas en un momento propicio, cuando patria y nación son dos conceptos usados a diario por partidos políticos de todos los colores.

Roma, 17 dicembre, La Sapienza


Dialoghi machiavelliani
17 dicembre 2018
aula Paola Supino Martini (Paleografia)
Facoltà di Lettere e Filosofia

I Sessione 10:00-13:00
Maurizio Viroli - UT Austin - USI Lugano - Princeton University
Machiavelli profetico
Pasquale Stoppelli - Sapienza Università di Roma
Lo strano caso dell’Epistola della peste

Roma, 16 dicembre, Auditorium Parco della musica

Lezioni di Storia

Maurizio Viroli "Niccolò Machiavelli"

Astuzia e fortuna

dom 16 dic | 11:00 | Sala Sinopoli, Auditorium Parco della musica, Roma
Nella sua opera più nota, Il Principe, Machiavelli (1469-1527) delinea con grande acume e realismo la scena dell'azione politica: l’uomo di potere deve essere capace di far leva anche sull'ambizione e sulle debolezze dei suoi interlocutori, destreggiandosi negli improvvisi rovesci della fortuna. Ma nella visione del “segretario fiorentino” ciò che comunemente si considera machiavellismo è solo una componente dell'agire politico e forse neppure la più importante...
Per maggiori informazioni clicca QUI

La patria è un valore, il nazionalismo no


Pochi giorni fa, nel corso della cerimonia che si è svolta a Parigi per ricordare la fine della Prima Guerra Mondiale, il Presidente Emmanuel Macron ha affermato che «le patriotisme est l'exact contraire du nationalisme. Le nationalisme en est sa trahison». Il 4 novembre, in occasione delle commemorazioni italiane, il Presidente Sergio Mattarella, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, ha sostenuto che “oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l’amor di Patria non coincide con l’estremismo nazionalista. L’amor di Patria viene da più lontano, dal Risorgimento. Un impegno di libertà, per affrancarsi dal dominio imposto con la forza: allora da Stati stranieri. Dopo la Grande Guerra fu una parte politica a comprimere la libertà di tutti. In questo risiede il profondo legame tra Risorgimento e Resistenza.” Due capi di stato europei, in un’occasione solenne per la storia dei loro popoli,ci esortano dunque a prendere coscienza che patriottismo e nazionalismo, spesso confusi nel linguaggio corrente, sono concetti radicalmente diversi e che mentre il patriottismo è un valore da difendere, il nazionalismo è un male da combattere. Perché sono concetti radicalmente diversi, e perché l’uno è un valore e l’altro un male?

Città del Messico, 5 novembre

¿Qué tan maquiavélico fue Maquiavelo?
 
En ocasión de la visita del Dr. Maurizio Viroli, profesor emérito por la Universidad de Princeton, quien es reconocido internacionalmente como uno de los especialistas en el trabajo de Nicolás Maquiavelo, se realizará una conferencia en el Auditorio Alfonso Caso en la Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) el día lunes 5 de noviembre de 2018. En la conferencia se contará con la presencia del Dr. Leonardo Curzio, investigador del CISAN; el maestro Jorge Islas López, académico y constitucionalista, profesor del seminario de Constitucional I en el ITAM y de la materia de Teoría Constitucional y Derecho Constitucional en la UNAM; y se contará con la presencia del Director de la facultad de Derecho de la UNAM, Raúl Contreras como moderador.

05 de noviembre de 2018
De 10:30 a 12:00h
OTRA
Auditorio Alfonso Caso, UNAM

I cellulari compromettono la qualità dell’insegnamento


Ho raccontato a ottimi colleghi italiani che da qualche anno proibisco l’uso di cellulari, tablet e computer agli studenti che seguono le mie lezioni. Io stesso non utilizzo strumenti elettronici in aula se non per proiettare immagini indispensabili alla lezione. Ovviamente accade che ci siano casi eccezionali, ma eccezionali, appunto. Se uno studente trasgredisce la regola, tolgo un punto nella valutazione finale; se trasgredisce una seconda volta lo espello dall’aula. Naturalmente spiego bene le regole e le ragioni delle regole durante la prima lezione e tutto è scritto nella descrizione del corso. Nessun comportamento arbitrario da parte mia, ma inflessibilità. Una cara collega, docente di letteratura italiana, ha sostenuto che, invece, a suo giudizio i supporti elettronici aiutano a migliorare la qualità della lezione. Mi ha spiegato che così gli studenti possono verificare all’istante se le interpretazioni del docente sono corrette, possono arricchire le analisi con altri riferimenti testuali, possono criticare le idee citando testi diversi.

I doveri di Salvini


Il richiamo a Simone Weil fatto dal ministro Salvini durante il suo discorso di domenica a Pontida è frutto di un uso perverso e mistificatorio del linguaggio dei doveri e di un’evidente ed inaccettabile manipolazione del pensiero di una delle più grandi pensatrici del Novecento. Quando Simone Weil, nella sua opera L’enracinement, parlava della priorità dei doveri sui diritti si riferiva al fatto che solo i doveri hanno la capacità di garantire i diritti, i quali altrimenti hanno bisogno della forza per essere attuati. Ciò che la filosofa francese voleva sottolineare è che soltanto in una società pervasa da una diffusa cultura dei doveri i diritti possono essere davvero concretizzati: «l’adempimento effettivo di un diritto non viene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa». Nella sua visione del mondo, i doveri avevano la funzione fondamentale di legare gli uomini tra di loro, non di dividerli. Ella riconosceva che i doveri sono radicati nell’animo umano e che essi – a cominciare da quelli dei governanti nei confronti dei governati — costituiscono l’elemento essenziale per ogni ordinamento legittimo e per ogni relazione sociale nella quale si voglia realizzare la giustizia.